La voce delle donne palestinesi e la loro scelta nonviolenta
by Maia Williams, blogger:
Ho incontrato Kifah nell’autunno del 2004, in circostanze orribili. Eravamo nelle parte meridionale della Cisgiordania. Alcuni amici internazionali stavano accompagnando dei bambini palestinesi che transitavano vicino ad un insediamento, quando i coloni israeliani sono saltati fuori dal bosco e hanno picchiato selvaggiamente i miei due amici. Fortunatamente i bambini non vennero colpiti pesantemente, ma erano spaventati, molto spaventati.
I miei amici furono portati all’ospedale con un polmone perforato, un ginocchio ed una gamba rotti, e traumi psicologici. Cosi’, io insieme ad un paio di altri internazionali che vivevano in Palestina, siamo andati ad At- Tuwani a camminare con i bambini vicino all’insediamento, il giorno seguente e quello dopo ancora. Quei bambini erano fantastici. Affrontavano il rischio di morire pur di andare alla scuola elementare. I soldati israeliani ci dissero che se i coloni ci avessero attaccati, non ci avrebbero protetto. E noi gli credemmo dato che molti soldati venivano dagli insediamenti vicini.
Alla notte dormimmo nel museo dei ricami della cooperativa delle donne, avviata da Kifah.
Kifah e’ una donna fantastica, e’ una moglie, una madre di 4 bambini, una femminista autodidatta, una leader nel suo villaggio, una visionaria, una donna imprenditrice, un’organizzatrice di comunita’. Quando penso alla maternita’ rivoluzionaria, penso a Kifah.
E lei ha anche un grande ,e amaro, senso dell’umorismo.
Kifah mi ha ampliato la mia conoscenza del significato di maternita’. Certo non solo lei, anche molte donne palestinesi. Donnee che quotidianamente affrontano i soldati israeliani solo per poter lavorare nei loro campi, raccolgiere piante, uscire di casa, andare alla clinica, recarsi alla vicina citta’, donne che fanno tutto questo portando un bambino in spalla. Donne che fanno tutto con pochi soldi e molta forza. Donne. Che. Fanno. Tutto.
Non fraintendetemi, non e’ romantico vivere sotto l’occupazione. Non e’ bello. C’e troppo poco da mangiare e troppe persone da sfamare. Sono tuo marito, tuo figlio, tuo padre, tuo fratello in prigione e tu che cerchi di trovare i soldi per farlo uscire di prigione, sempre che gli sia concesso. E’ le festivita’ sotto coprifuoco. E’ guardare la tua casa venir demolita semplicemente perche’ c’era, e poi ricostruirla per guardarla demolire un altra volta. E’ la tua moschea, la tua scuola ad essere demolita. Appartamenti bombardati. Non e’ mai abbastanza. E’ vivere con il respiro della sopravvivenza. E’ vita. E fa’ male.
La rivoluzione non e’ bella e non viene a basso costo.
KIFAH SARA’ IN ITALIA DAL 23 NOVEMBRE AL 1 DICEMBRE 2010
Ecco il calendario degli incontri pubblici, CLICCA SULLA CITTA’ per aprire il volantino inerente:
24 novembre Verona, presso Sala della Biblioteca Marani (a fianco all’Ospedale Borgo Trento), ore 20.45
25 novembre Trento, presso Sala Falconetto di Palazzo Geremia, ore 18
27 novembre Fiesole(Fi) “Giornata ONU per i diritti del popolo palestinese”,come arrivare
29 novembre Bologna presso VAG61, via Paolo Fabbri 110, ore 20
30 novembre Roma, presso la sala Arci di via Goito 35/b, ore 17.00
Per ulteriori informazioni e per interviste a Kifah
humanitytogether@ymail.com e tel. 3478403997
www.humanitytogether.com
